
Igino Panzino
Potomoi
L’opera si presenta come una forma essenziale: un tavolo geometrico, rigoroso, in ferro nero, su cui è posata una pietra di granito raccolta nel paesaggio circostante. Due elementi – uno artificiale, l’altro naturale – entrano in relazione diretta, senza retorica né mediazioni. Il metallo lavorato, geometrico, razionale, accoglie e sostiene la materia grezza della terra, in un equilibrio silenzioso e potente. Un rapporto dove la ragione si fa carico della natura.
Questa installazione racchiude le due anime centrali del lavoro di Panzino: da un lato, la tensione verso il pensiero, l’astrazione, la forma pura; dall’altro, una profonda attenzione per la natura, intesa come luogo originario, vivo, da ascoltare e attraversare. La pietra non è decorazione né semplice peso: è presenza, memoria geologica, corpo del paesaggio che torna a galla e si fa opera.
Il tavolo – simbolo del lavoro, dell’incontro, della riflessione – si fa altare laico in mezzo al bosco. La sua linea netta dialoga con la forma irregolare e millenaria della pietra. La mano dell’uomo costruisce una base, un ordine. La terra risponde con la sua materia, indifferente e resistente.
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